La fotografia mai presa

C’era una volta una fotografia. Che è già un bello scherzo dire “una volta”, che non saprei dirvi qual è, poiché quella lì, di volta, la foto nemmeno c’era ancora. Mica era stata ancora scattata. E allora, ricominciamo: non c’era una volta una fotografia. E con tutto che non c’era, si sentiva molto felice di non esserci. Ne faceva, a dirla tutta, un punto d’onore: stava lì ad aspettare il momento giusto per farsi acchiappare. Dovete sapere che le fotografie passano gran parte del tempo a guardarsi il didietro l’una dell’altra, che vuol dire che si dilettano nel farsi gli affari altrui e mi sa che avete ragione di ritenerle un tantino pettegole. E potete immaginare, su una foto che non voleva saperne di farsi scattare, quante storie si finiva per ascoltare, vi piacesse o meno. Tutte inventate, ma tant’è.

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C’era quella che diceva che la fotografia mai presa fosse un’hippie immatura e che era colpa dei genitori; l’altra sussurrava tra i denti che evidentemente era una pericolosa sovversiva; di là insinuavano che fosse malata, poveretta, allergica alla luce; di qua sibilavano addirittura che non fosse una vera fotografia come noialtre.
C’erano poi le amiche che le consigliavano con sempre maggiore insistenza di concedersi, prima che fosse troppo tardi e nessuno la guardasse più, ma a lei non importava di questo e di quello, stava bene così: non voleva diventare, per la fretta e l’incoscienza tipiche dei giovani, la selfie allo specchio di una bella sedicenne, né la foto mossa e sfocata del concerto di Vasco, e tantomeno si immaginava la vincitrice del titolo di scatto dell’anno rubata al muscoloso centometrista delle olimpiadi o al disgraziato soldato ferito alla gamba. Lei non sentiva il bisogno, ecco.

Passò davvero tanto tempo, ma tanto che in un istante la fotografia mai presa era vecchia, ma non passata. Aveva girato in lungo e in largo, sfogato le sue grandi passioni – i libri e la cucina e i libri di cucina – e, un pomeriggio che il sole era venuto basso presto, si fermò. Passava di lì proprio in quel mentre una ragazza mora, gli occhi grandi così. Si piacquero subito e la ragazza mise la fotografia a sedere nel suo album.

Fu solo parecchi anni dopo, quando la ragazza sfogliava il raccoglitore e riconobbe il marito, sul bracciolo della poltrona accanto a lei ma anche là dietro, che passava dall’altro lato della strada con tutto che nemmeno si conoscevano, che la fotografia si lasciò prendere e una lacrima finì per bagnarle la faccia.

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