Ariemma Tommaso, Il corpo preso con filosofia. Body building, chirurgia estetica, clonazioni, Il Prato, Padova 2013, pagg. 80

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di Paolo Capelletti

Una tendenza culturale ancora molto radicata si distingue, nell’eterno dibattito tra opere estetiche “alte” e produzioni popolari (confronto la cui natura stessa definirei prima noiosa che infondata), per lo schieramento estremista che squalifica le seconde con epiteti più o meno coloriti tra i quali figura l’accezione dispregiativa del termine pop. Questa intenzione protezionistica di certi ambienti di critica e studio è diventata una vera palestra per le nuove leve dell’élite intellettuale. Al di là della mera questione snobistica, è evidente che un metodo che assuma come ipotesi prima la capacità e poi il dovere di discernere a priori se e quando l’aulicismo di una manifestazione la renda degna di essere osservata, porterà all’intempestività delle proprie tesi e a una loro pressoché totale incapacità di reggere il confronto con ciò che stia all’esterno della stanza ove siano state generate.

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