Il ricco buono morto uomo

C’era una volta una famiglia. Era una famiglia come tante altre, di quelle famiglie allargate con le cuginette che crescono insieme ai fratellini e l’estate in piscina dagli zii e ti ricordi che da piccoli eravamo sempre insieme all’ultimo dell’anno e allora sì che si stava bene, senza pensieri, adesso quasi nemmeno ci incontriamo più. Insomma, una famiglia. Potrebbe essere la mia, ma soprattutto la tua.

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In quella famiglia che più ci penso e più mi sembra la tua, c’era un morto. Proprio un morto: un uomo che, per ragioni che perfino lui non si ricordava più, era arrivato a fine corsa. E tutta la famiglia era lì e lo ricordava: i più anziani per essere invecchiati con lui, i giovanotti e le fanciulle come simbolo delle loro infanzie; i bambini piangevano perché piangevano tutti. Al morto, ora che era lì nella comoda bara, circondato da tutti quelli che aveva battuto in quella gara, sovvenne il pensiero di essere stato un uomo buono, dopotutto.

È proprio vero — si disse — che siamo il Paese delle raccomandazioni: perfino Nostro Signore occorre che qualcuno lo preghi, perché ti assuma in Cielo.

Per la verità, un sospetto che aveva turbato l’uomo morto negli anni in cui s’era ritirato a vita privata, la famiglia lì intorno glielo stava confermando.
L’uomo morto, parlandone da vivo, aveva lavorato furiosamente e ingegnato la maniera di far soldi e fortuna e tutte le vicende dei suoi cari ne erano state ineluttabilmente influenzate; rendendo gli stessi cari, come spesso accade anche nelle migliori famiglie, tipo la tua, meno cari l’uno all’altro. E ora stavano lì a guardarsi in cagnesco tra fratelli, cugini, persino cognate.

L’uomo morto, tuttavia, fu sollevato di avvertire che tutti sorrisero distesi, quando il marito della nipote, un omone corpulento e bonario, scherzò ma nemmeno tanto:
«Capaci tutti a scriverci una canzone e morire di domenica mattina. Invece lo zio ha badato bene di spirare di sabato all’ora di pranzo. Così lunedì sbrighiamo presto il funerale e l’azienda non si ferma».

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