Dio non è libero

C’era una volta Dio. C’era una volta e, a dar retta ai bene informati, c’è ancora. Comunque: c’era Dio, proprio lui, l’Alfa e l’Omega, Sua Altezza “QuiUnaVoltaNonC’eraNulla,AltroCheTuttaCampagna”.

All’Onnipotente Creatore dell’Universo, di questo dovrebbe esservi giunta all’orecchio la notizia, nulla è mai stato impossibile e a noi poveretti quaggiù vien da dire che è sempre esistito anche se, agli occhi del Demiurgo, parlare di “mai” e “sempre” deve apparire una ben ridicola matassa in cui ingarbugliarsi: non dovete immaginarvi che prima ci fosse il Signore di Tutti i Mondi, solo soletto e al buio, e poi, un bel mattino, stanco di sentirsi so Blue, Big! Beng! E fiat lux, con tutte le palle stroboscopiche rotanti, gli anelli di Saturno, il povero Plutone, la luna con i suoi mari, i bagnanti con i loro ombrelloni, la piadina coi suoi squacqueroni.

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Insomma, la questione del Tempo ci manda un bel po’ in sollucchero, a noialtri mortali, ma proprio questa trascurabile faccenda che dispone le fine delle umane faccende è la ragione per cui ci affaccendiamo intorno a cotale e cotanto. Per il Motore Immobile, invece, queste preoccupazioni non son degne nemmeno di prender polvere nell’archivio delle Pratiche Che Un Giorno Giuro Giuro Ci Do Un’Occhiata. E questo è quanto.

Basta che ora non vi mettiate a sindacare che, ma come, se è stato Lui a disporre che si nasce e si muore, dovrà pur sapere, di cosa e di quanto. Lui Sa Tutto. Solamente che, tante volte, può essere non gliene importi nulla, hai visto mai. Voi, il telegiornale, mica vi appassionate a ogni notizia? Fattostà che ha creato Tutto ma proprio Tutto, quando è stato lo chiederemo allo zio paleontologo, e adesso lasciatemi continuare.

C’era una volta Lui e, quel pomeriggio, soffiando pigramente una nuvola che osava invadere lo spazio aereo di Trinidad & Tobago, si lamentava chissà poi con chi di un problema che lo affliggeva non poco: «Provate voi – sospirava – a non annoiarvi. Mai nessuno che ti sorprenda, mai una novità, sono millenni che hanno pure smesso di offrirmi regali in quantità, non che fossero originali, figuriamoci, ma una grigliatina qui nei Cieli ogni tanto si riusciva a organizzarla. Adesso, apriti Cielo, i vegetariani mi si divorerebbero se mi azzardassi».

Ad angustiare l’Uno si era, in sostanza, il mal di vivere o, come amano dire alle volte le scalmanate nuove generazioni, non gli passava un cazzo. Si dirà: perdio, non ce n’è uno che sappia accontentarsi, questo muove l’intero universo, di su e di giù, fa le regole del gioco ed è capace pure di lamentarsi lui, capirai. Il fatto è che erano proprio le regole, che lui le aveva disposte più come un vezzo, così, per vedere che ne saltava fuori, a ingabbiare il povero Cristo, se ci è concesso l’ardire.

«Maledetto – si diceva – il giorno che mi son fatto convinto a inventare il Libero Arbitrio». Eh sì, perché con quella postilla lì che, certo, quando poi la rendi ti si giudica e si vede che hai combinato e ti si manda di sopra o di sotto ma, nel frattempo, sei libero di scegliere quanto fornicare, quanti soldi rubare, a che età smettere di da retta alla mamma, se ascoltare Marilyn Manson e come comportarti quando si va in gita ad Amsterdam; con quell’introduzione giuridica lì, mica poi ti puoi rimangiare tutto e metterti a infilare il naso in ogni questione, come ai bei vecchi tempi, quando eri il Signore Che Armava Le Genti o quando ti presentavi in guisa di tre donne solo per far dare di matto a un greco geloso e vedere che epica guerra poteva uscirne fuori.

Eh no, col Libero Arbitrio, Tu – nel senso di Lui – te ne devi stare a guardare. Certo, ogni volta che procreano o si sposano o muovono gli eserciti o muoiono, questi innalzano lodi e invocazioni. Ma capirai, all’Orecchio dell’Assoluto, ci vuole un attimo per ascoltare, approvare o disprezzare, mettere da parte ed è subito noia. Apparizioni, incarnazioni, fulmini… non si può più, se la sbrigano da soli e tu sei chiamato a dare un parere, ma sempre alla fine, tralasciando che non te ne occupi nemmeno in prima persona. E se non ti piace come vanno le cose, ciccio, te la sei cercata, ora non è che puoi metterti a fare “il Pallone è mio e decido io”. Le decisioni importanti capitano giusto una volta ogni morte di Papa. O dimissione, se volete fare i sottili.

Per non svanire nell’ignavia, che pure sarebbe una bella vergogna, ormai il Padrone di Casa poteva permettersi di intervenire solo nelle situazioni in cui le sue creature non avevano proprio scelta. Certo, erano la stragrande minoranza, ma alcune erano gustose: per esempio, quando marito e moglie si addormentavano sul divano, di fronte alla tivù, e si svegliavano contemporaneamente, con il collo arrotolato, alle tre di notte, non se lo confessavano ma credevano entrambi che fosse il loro legame speciale a svegliarli insieme; ma no, signori, era un possente schiocco dei ditoni del principale – snap! – scoppiata la bolla, via a letto che domani si lavora, li controlli tu i pupi?

Ma insomma, un Principale così principale, adoperandosi in simili giochetti forse aveva anche ragione di sentirsi un po’ sprecato, no?

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