Dentro e fuori. Lo sguardo dell’innamorato

Questo testo è apparso nel catalogo “Gianpietro Moretti. Il corpo e l’anima”, PresentArtSì, Carpenedolo (Bs) 2013, ISBN 978-88-97730-34-7 dedicato all’omonima mostra aperta alla Civica Raccolta d’Arte di Medole dal 28 settembre al 20 ottobre.

 

Il confronto con l’arte, che è a tutti gli effetti un confrontarsi col mondo, pone nella poco invidiabile ma, d’altro canto, ineluttabile condizione di chi si trova tra due poli: nel luogo dell’indeciso. Ma, questo è lo scoglio cui l’artista ha l’ardire di cimentarsi, l’indecisione è già sempre e nello stesso tempo colpevole e innocente. Non tanto e non solo è l’indecisione dell’ignavia quanto, piuttosto, la tensione dell’indecidibile, il movimento dell’inseparabile. Nel nucleo degli intrecci, nel dominio dell’indistinguibile siamo chiamati, sempre da noi stessi, alla scelta. Nell’illusione eternamente ripetuta che essa sia possibile, che un orizzonte possa essere tracciato, che un passo in là o in qua compia un cambiamento definito se non definitivo.

Contemporaneamente dentro e fuori, 2003, bronzo, 22 x 22 x 26 cm
Contemporaneamente dentro e fuori, 2003, bronzo, 22 x 22 x 26 cm

Invece, la determinazione dell’opera, dell’artista, la nostra, è plastica e statuaria, quella di chi sta Contemporaneamente dentro e fuori, una sospensione tra gli estremi che è autorizzata e modellata dal loro generarsi in quanto mera illusione degli opposti e, al contrario, pura esaltazione dell’ambivalenza. Si tratta del generarsi di una soglia, del luogo ove null’altro si può che non sia stare. Ritrovarsi sul crinale è contemplare, non senza turbamenti e tradimenti, entrambi i versanti della forma: il partire e il tornare, il dentro e il fuori, il maschile e il femminile. Sulle prime, la domanda che queste quattro figure, agili ma ingobbite, ci impongono è «dove stanno andando?» ma, lasciando correre lo sguardo sulle loro membra tornite e segnate, ci accorgiamo di doverci interrompere: «dove stanno?». Nessuna risposta, per fortuna, ci verrà donata. La semplice, ma tutt’altro che banale, considerazione che le statue che camminano sono inesorabilmente immobili non può che consolarci con nuovi pungoli, nuove domande. Contemporaneamente, appunto, staremo sempre dentro e fuori gli interrogativi e le loro conclusioni. La mano magistrale di Gianpietro Moretti ci riacchiapperà a ogni tentativo di uscita e ci condurrà al nuovo ribaltamento, a un nuovo passo e un’ulteriore esitazione, Dell’andare e venire

Dell'andare e venire, 2010, bronzo, 22 x 39 x 12,5 cm
Dell’andare e venire, 2010, bronzo, 22 x 39 x 12,5 cm

Il fascino di queste figure, la loro forza e peculiarità, risiede forse nel situarsi, con noi che a esse ci abbandoniamo, in uno spazio siderale che dista quanto più possibile dalla frustrazione dell’inconcludenza: è certo l’impossibilità di deciderle ad alimentarle e, tuttavia, non viene mai meno la voglia di stare, di lasciarsi prendere dalla loro inadempienza che, in definitiva, è la loro chiave d’accesso all’infinito. Non avvertiamo il desiderio di scendere da queste opere; forse può sfiorarci l’impulso di avvicinarci violentemente a esse per manifestare la nostra esasperazione o di allontanarle bruscamente da noi. Ma sono solo screzi, tutt’altro che debolezze, voluti dall’intima convinzione che ci hanno conquistato. Vogliamo genuinamente abbandonarci e lasciarci cullare dai problemi che fanno emergere, senza tregua, proprio come fa l’innamorato che si scopre vulnerabile, disarmato dal suo sentimento, impotente quando si vede visto dall’amante. Perdutamente attratto dai difetti che lo respingono, incapace di posare un piede o di alzarlo dal suolo, simultaneamente in battere e levare. Immobile e bruciante, doppio e inseparabile: Il corpo e l’anima. In uno sguardo solo.

Il corpo e l'anima, 2013, bronzo, 40 x 40 x 40 cm
Il corpo e l’anima, 2013, bronzo, 40 x 40 x 40 cm

 

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