Il cane dell’acquario

C’era una volta un acquario pubblico come quello di Genova e, infatti, era proprio quello di Genova.

Nell’acquario stavano tutti i modelli immaginati fino ad allora di pesci, pesci rossi, anfibi e frutti di mare. Ci stavano anche tanti tipi di uomini e donne e bambini che venivano a trovare i pesci ma, soprattutto, visitavano i delfini. Nell’acquario, i delfini piacevano anche a qualcun altro: un bastardino, figlio di un barboncino viaggiatore e di una pescecagna, viveva da sempre lì e conosceva bene i visitatori assidui, anche se nessuno veniva per lui. Nessuno lo notava nemmeno, per la verità. Il bastardino non se l’aveva a male, così aveva più tempo per i fatti suoi, non come le otarie che dovevano sempre andare in scena per far fare ai bambini: “Oooooh!”.

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Un pomeriggio, il bastardino decise che voleva essere anche lui un viaggiatore. Col fatto che il suo libro preferito era l’Odissea, si mise in testa che sarebbe andato fin dove vivevano le Sirene. Ché, le Sirene, all’acquario pubblico come quello di Genova, non s’erano mai viste. E partì, a nuoto, ovviamente. Tuttavia, dalle parti di Messina, ebbe modo di procurarsi una piccola barca a vela, agilissima, che lui conduceva con un bel cappello da lupo di mare calcato sulle orecchie.

Le Sirene, dobbiamo esser franchi, il bastardino non le incontrò mai. Vide ogni tipo di parenti e amici degli amici e dei parenti che conosceva all’acquario. Vide anche molti maiali, come quelli della Maga Circe. Non ne rimase, tuttavia, particolarmente impressionato.

Un’altra storia sarebbe terminata con il nostro cagnolino che, tornando all’acquario come quello di Genova, fa sgranare gli orecchi a tutti con i suoi racconti e diventa la stella locale. Invece quella marina rimase l’unica stella: il bastardino incontrò una giovane femmina di squalo, bellissima, e si innamorò. Ancora oggi, se siete curiosi, potreste affittare una tavola da surf o comprare una camicia a fiorelloni nel suo chiosco su una spiaggia del Madagascar.

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