Coperta di parole

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© Gabriele Zabelli – http://www.gabrielezabelli.it

Le parole manifestano, in rare e preziose occasioni, la singolare e calda qualità di diventare inutili, incapaci e di zittirsi per lasciarti il tempo di capire quanto sta succedendo: non capirlo propriamente, in realtà, non spiegarlo; piuttosto una sorta di abbraccio del sentire, una percezione profonda e libera. E pure ci parliamo, non riusciamo a smettere, ma sentiamo di poterci avvolgere in una coperta, fatta per l’uno del corpo dell’altra, una coperta sotto la quale le parole diventano quelle dei bambini: un gioco importantissimo in cui, per fortuna, quel che esse vogliono dire non importa niente e non si provano nemmeno a descrivere la realtà, a trattenerla, invece la scatenano e diventano delle carezze, intime, impacciate e dai capelli arruffati. Quando le parole hanno il sapore della pelle dell’altro, in quel preciso frangente che dura ogni volta una notte, se si è fortunati, è lì che ti voglio venire a trovare, per sempre.

Parole d’amore, parole di sesso durante l’amore, parole di gioia, parole di dolore. Non è nella felicità della sera, che ti voglio, non solo. È al mattino, la fatica e lo sforzo di prendere il volo. Accompagnami, ho ancora tante parole, parole grandi, enormi, che non spiegano nulla e, per questo, significano tutto. La mia coperta è spaziosa. Ma è fatta solo per te. L’hai fatta tu. Parlando di me.

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