L’eterno battito di ciglia. Una fotografia.

Mio pezzo su “hæcceit@s web. Rivista online di filosofia, cultura e società/ISSN 2282-5762”

hæcceit@s web

di Paolo Capelletti

La fotografia è una presa. Un take. La fotografia fa presa. Ma non è, almeno non soltanto e non principalmente, la presa del potere. E pure è una presa sul corpo. Una presa certamente potente. Sul corpo, essa prende. E ne siamo presi, anzi, rappresi. Sul corpo, diciamo allora, essa si rapprende. In un luogo che sta da qualche parte sulla retina, forse dietro l’occhio, qualcosa che potremmo probabilmente supporre sia il luogo dell’immagine mentale. Lì abita la fotografia. Qual è, allora, il suo tempo? Di quale tempo ci racconta quel luogo?

Occorre farsi prendere dalla (rap)presa fotografica e occorre accorgersi di non potere che lasciarsi rapprendere addosso la fotografia. Accade con un celebre scatto (shot) di Thomas Hoepker,[1] che ogni volta sorprende per l’impossibilità di averlo memorizzato e, pure, anche quando non lo stiamo più osservando, tornerà a colpirci in un istante…

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