Farsi storia #3. Oscar Pistorius

Fare la storia non significa affatto scriverne soltanto le pagine luminose. Ci sono volte in cui, quando sei già un eroe, un eroe così grande che la tua stella sembra impossibile da offuscare, tanto è fulgida, semplicemente ti assumi tu il compito di abbatterla e spegnerla. Perché, come capita a tutti i supereroi, prima o poi ti riscopri uomo. Ti chiamavano Blade runner, perché quelle lame che tu stesso avevi ideato erano diventate molto più di un attrezzo, rappresentavano un sogno, un culto. Il primo uomo che, sostanzialmente privo degli arti inferiori, ha vinto un argento mondiale nella staffetta per normodotati, il primo a correre nelle Olimpiadi, meravigliosa incarnazione di una contraddizione: il più veloce corridore senza gambe. Uomo bello, ricco, famoso e idolatrato, la lucida raffigurazione che non esista ostacolo fisico al desiderio, alla passione. Forse troppo lucida. Passione e desiderio non si nutrono solo di luce, lo capisci in una notte, proprio a S. Valentino. Alzi la pistola, spari, ancora e ancora. E la luce si spegne.

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