Farsi storia #2. Pep Guardiola

Herr Pep

A volte scrivere la storia è una questione di destino. E a volte, solo di sfiga. A farci bene caso, però, attrazione assai curiosa lega i prediletti della dea bendata e i suoi ammiratori meno ricambiati. Prendiamo Pep Guardiola: uno che esordisce, già eroe, sulla panchina blau e grana e, pronti via, vince tutto ma proprio tutto, e poi si ripete, innescando una pratica di santificazione che nemmeno GPII. E poniamo il Bayern di Monaco: squadra di grandiosi successi, non si discute, ma reduce da una finale di Champions che perderla così, con Cech che para un rigore di culo (s’intende letteralmente), non ci si crede e riporta agli occhi quella già tra le mani di Matthäus, anni fa, prima che i Ferguson’s gliela strappassero in due minuti cesariniani. Ora Pep si accasa nella casa-chiesa di Beckenbauer perché è evidente, i predestinati sono attratti dagli sfigati, dalla prospettiva di salvarli e di mostrare che hanno così tanto Avvenire per sé da poterne donare a chi ne è stato snobbato. Come fece Mourinho con l’Inter, per dire: the Special One fa il Triplete nella Milano che delle Coppe non ricordava più la forma. Toh, in finale con il Bayern, vedi un po’. Buona fortuna, Herr Pep, non che tu ne abbia bisogno.

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