Attilio Scarpellini: l’Angelo Rovesciato

Dieci anni possono essere un intervallo capace di cambiare il mondo. Nella prospettiva temporale di un angelo, tuttavia, dieci anni equivalgono all’immobilità, sono un fermo immagine, uno scatto fotografico che, come un ricordo, ritorna, non passa.

Dalla prospettiva di un angelo che guardi un evento – gli attentati dell’11 settembre 2001 – che da dieci anni continua a reiterarsi nell’immaginario globale, le Torri che crollano devono sembrare esattamente quello che Baudrillard ha descritto come un suicidio, il simbolo della distruzione autoindotta; un suicidio, quello che Attilio Scarpellini non può fare a meno di evocare, attraverso la rappresentazione serigrafica di Andy Warhol chiamata Suicide, appunto, quando guarda all’immagine allo stesso tempo più celebre e più irrequieta dell’evento 11 settembre: L’uomo che cade di Richard Drew. Un suicidio immobile, che continua ad accadere.

Proprio «dalla percussione di un’immagine» nasce questo libro. Si tratta di un’immagine che si vuole mostrare per come vede un angelo e, per aprire a un simile pensiero e a una simile immaginazione, non può che farli, immaginarli, farli immagine; un’impressione visuale così potente si riversa come un’orma, si rovescia nell’immagine come sulla tela, sulla superficie impressionabile. Come ogni percussione, essa lascia una traccia, come ogni impressione retinica essa è rovesciata, deve esserlo per parlare ed essere ascoltata. Così, l’angelo si rovescia ma non parla, piuttosto grida, e non smette di essere ascoltato perché non potrà mai essere interamente capito, compreso.

Quella figura impossibile – figura dell’impossibile reso possibile – ha preso il volo, un’accelerazione nel vuoto che non smette di accelerare, una caduta infinita e immobile; l’istante del dolore eterno, che strappa le parole, ammutolisce già dall’esordio il tentativo di dare una spiegazione e diventa un grido che impone il silenzio: «Non si descrive l’11 settembre come non si descrive la nascita di Cristo». Parlare dell’evento, fin dal giorno del crollo delle Torri, è stato il programmatico intento di oltrepassarlo, di farne Storia e negarne l’attestato di possibilità. Nella società dello spettacolo, del simbolo, della sparizione del Reale, immaginare l’inimmaginabile è riammettere in gioco la realtà; il linguaggio performativo non vuole l’impossibile, perciò non riconosce l’esplosione brutale e non ha nome per il dolore inspiegabile se non quello più violento: niente. L’11 settembre non ci ha fatto niente, questa è la narrazione che è spiccata, immediatamente mediatica, dalle macerie del World Trade Center.

Eppure, a fronte del potere neutralizzante del linguaggio ideologico, «quando il niente avviene, non si può più fare come se niente fosse». Ed è quello lo scarto, quella la fessura che stordisce la ragione e attraverso cui l’immagine della catastrofe si insinua, si fa insorgenza e prepotentemente ruba la scena. Di queste immagini, della loro sopravvivenza inquieta e ineducata, trattano questi quattro saggi, la cui attualità e urgenza si dipanano come una pellicola fotografica e vengono alla luce imprimendosi sul lettore, sul suo sguardo, quasi compiendo un anticipo sulla lettura. La realtà e la rappresentazione, l’arte e la verità, corpi vedenti e corpi visti, diventano i luoghi necessari dentro cui queste pagine completano le loro preziose ambizioni.

Attilio Scarpellini
L’angelo rovesciato
Idea
€ 18,00

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2 pensieri su “Attilio Scarpellini: l’Angelo Rovesciato

  1. solo ora, leggendola in questo formato arioso, mi rendo conto di quanto questa recensione sia riuscita a contrarre l’essenza del libro in un piccolo ritratto a sbalzo. Oggi, 11 settembre, mentre quel giorno si allontana nel tempo, depositando a terra solo la polvere delle sue immagini, mi rendo conto che scrivere non è stato poi del tutto vano. Come diceva Malraux nei giorni della disfatta francese a Dunquerque, travolto dal disordine di una naziona in rotta, “qui scrivere è l’unico modo per continuare a vivere”. E grazie ancora, Paolo
    attilio

    1. Grazie a te, Attilio. Per molte ragioni, questa data ci ha sempre legati: il tuo libro, il mio, la tua trasmissione, la conferenza a Medole, questa recensione e, ora, tu che te ne ricordi… Spero di sentirti presto

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